Un ex professore di Harvard afferma che il Paradiso può essere localizzato nell’universo e spiega dove potrebbe essere. La teoria ha suscitato reazioni nel mondo scientifico

Febbraio 25, 2026 • Leonardo Piscitelli
Un ex professore di Harvard afferma che il Paradiso può essere localizzato nell'universo e spiega dove potrebbe essere. La teoria ha suscitato reazioni nel mondo scientifico

Un comunicato pubblicato a fine gennaio su Fox News ha riacceso il dibattito sul rapporto tra cosmologia e metafisica. Michael Guillén, ex docente di fisica di Harvard e divulgatore scientifico, ha suggerito che il Paradiso potrebbe avere una posizione fisica oltre il confine dell’universo osservabile. L’idea ha rapidamente guadagnato attenzione sui social media, ma ha anche provocato forti critiche da parte della comunità astronomica.

Secondo quanto riportato da Popular Mechanics, Guillén ha basato la sua teoria su concetti come la legge di Hubble e l’orizzonte cosmico, il limite oltre il quale non possiamo osservare l’universo. Ha ipotizzato che oltre questa distanza, centinaia di miliardi di trilioni di chilometri, potrebbe trovarsi quello che le tradizioni religiose chiamano Paradiso.

La risposta della comunità scientifica all’idea del Paradiso fisico

Alex Gianninas, professore di astronomia al Connecticut College, ha contestato duramente questa interpretazione. Secondo lo scienziato, l’orizzonte cosmico non rappresenta un confine fisico dell’universo, ma semplicemente il limite fino al quale la luce ha avuto tempo di raggiungerci nei 13,8 miliardi di anni di esistenza del cosmo.

Inoltre, Gianninas ha spiegato che nelle prime frazioni di secondo dopo il Big Bang, l’universo attraversò una fase di inflazione cosmica che spinse intere regioni oltre ogni possibile contatto. Le aree oltre l’orizzonte cosmico non costituiscono un altro regno, ma sono semplicemente troppo distanti per essere osservate.

Il professore ha dichiarato che non esiste alcuna base scientifica per affermare che oltre l’orizzonte inizi un regno divino. La cosmologia moderna descrive l’universo osservabile come una porzione limitata di un cosmo potenzialmente molto più vasto, ma non prevede confini metafisici.

Perché queste teorie diventano virali nell’era digitale

Il fenomeno non è isolato nel panorama contemporaneo della divulgazione scientifica. Negli ultimi anni, sempre più ricercatori o divulgatori hanno iniziato a discutere pubblicamente idee con sfumature spirituali o metafisiche, spesso mescolando linguaggio scientifico e immaginario religioso.

Tuttavia, secondo Gianninas, la spiegazione di questa tendenza ha meno a che fare con la scienza e più con le dinamiche dei social media. Opinioni che altrimenti sarebbero rimaste confinate a discussioni private possono diventare virali nel giro di poche ore, raggiungendo milioni di persone.

Dimensioni extra e realtà metafisiche

Michael Pravica, fisico dell’Università del Nevada, ha recentemente discusso la possibilità di interpretare nozioni come Paradiso o Inferno come realtà iperdimensionali. Interrogato sulla teoria di Guillén, Pravica ha sottolineato che considerare il Paradiso come un luogo fisico oltre l’universo crea contraddizioni logiche immediate.

Se l’universo si espande continuamente, si chiede il fisico, anche il Paradiso dovrebbe espandersi o viene espulso? Tuttavia, Pravica suggerisce che se esistessero dimensioni aggiuntive, un tale regno potrebbe essere concepito come esistente all’interno dell’universo ma in un’altra dimensione. Tali idee, però, non possono essere testate sperimentalmente e rimangono al di fuori della fisica verificabile.

Il confine tra speculazione e ricerca scientifica

Gianninas insiste sul fatto che la scienza non può integrare affermazioni sulle realtà divine senza previsioni verificabili e prove sperimentali. In assenza di questi elementi, tali teorie rimangono al di fuori del discorso scientifico legittimo, indipendentemente dal loro fascino mediatico.

In contrasto, Pravica ritiene che molte importanti scoperte scientifiche siano nate come idee impossibili da dimostrare al momento della loro apparizione. Per lui l’immaginazione rappresenta un legittimo punto di partenza per la ricerca, purché non venga presentata prematuramente come scienza consolidata.

La disputa tra i ricercatori riflette una tensione fondamentale nel rapporto tra scienza e metafisica che probabilmente continuerà a caratterizzare il dibattito pubblico. Rimane aperta la questione di come bilanciare speculazione creativa e rigore scientifico nell’era della comunicazione digitale.

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